Sculture del Prof. Alfiero Nena Scultore - Opere in mostra a Roma via del Frantoio 44/a
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ALFIERO NENA, IL LINGUAGGIO DELL'ANIMA

"di Elio Mercuri"

Alfiero Nena nasce a Treviso nel 1933 nel vivo di una tradizione e di una storia mirabile da Canova ad Arturo Martini la cui lezione è ancestrale ritorno alle radici di una tradizione millenaria, cui si appartiene per diritto di nascita e per necessità di vocazione al di là delle apparenti evoluzioni delle forme. La sua vocazione si rivela nell'attrazione per la bottega del padre, grande maestro artigiano del ferro.
Nella sua determinazione di artista, giovanissimo si trasferisce a Roma (1959) per completare la sua formazione all'Accademia delle Belle Arti dove ha maestri di cultura come Enrico Crispolti e di scultura come Emilio Greco che per le sue attitudini e qualità trasforma da allievo a valido collaboratore.
Vigile alle esperienze della scultura, da Marino Marini a Manzù a Fazzini ma anche alle grandi lezioni di Rodin o Giacometti e di Moore nella dialettica di creatività altissima, pone al centro del suo lavoro la sua idea, l'affermazione dell'uomo e del suo "valore" sì da costituire un punto fermo nella ricerca di dare risposta salda agli smarrimenti e alla crisi, alla sensazione di processi che ne mettono a rischio la presenza e il senso.
In grande solitudine, schivo alle mode e all'ideologia che vuole oggi l'arte terminale" come arte prossima alla fine nella costruzione, per dirla con Baudrillard del "delitto perfetto", nell'assassinio della realtà ad opera delle nuove tecnologie che perdono il controllo del meccanismo di trasformazione di tutte le azioni, di tutti i fatti, in informazione pura, dove la realtà è cancellata dal suo doppio, dal virtuale.
Ma nessun delitto è perfetto e la ricerca di Nena riscopre, nella sua ineguagliabile certezza di valori che istintivamente vive l'errore e ne rivela la fragilità nel non saper vivere l'anima, l'uomo, "Cristo", o il ragazzo del mare, o animale nel prodigio del ferro si presentano nel loro "senso" invalicabile, nella loro struttura forte; nella terracotta o nel bronzo forma che dall'interno si espande all'esterno e nei tratti di un volto o nelle linee di un dorso, da immagine nella scultura diviene evento di natura, immagine di mito nella sua tensione di dare una spiegazione totale del reale e che sia valida per ogni soggetto, per il mondo animale, per quello vegetale, per la metereologia e l'astronomia, per le relazioni sociali e i comportamenti umani.
Nena ha la forza dell'istinto dell'uomo delle origini nell'affrontare gli elementi, l'acqua, il fuoco, l'aria, la terra e plasmarli nella forma assoluta, come l'immaginazione modella sulla spinta dell'emozione. E' la ragione della "naturalezza" delle sue sculture, testimoni delle ore della sofferenza e della morte, ma anche e sempre contemplazione della bellezza, di una Adolescente, "Francesca" o di una tenera "Maternità", quando pare che segua le parole di Socrate per apprendere parole misteriose e semplici attorno all'Amore: al desiderio insaziabile di ricongiungersi all'unità primaria, a ciò che abbiamo perduto con la perdita dell'anima. Nena può essere iscritto al numero di quegli scultori ammirati da Adriano: "Io sono come i nostri scultori, l'umano mi appaga. Vi trovo tutto, persino l'eternità". Può così l'opera di Nena essere inserita in quella storia della scultura più ricca d'anima che il nostro secolo abbia prodotto a conferma che anche quando il pensiero è debole e pare che l'artificiale occupi lo spazio della vita, l'arte e l'uomo sono forti.


Elio Mercuri


 

 

DEL FUOCO E DELL'AMORE
di Carmine Tavarone
Note di critica tratte dal volume:
"Alfiero Nena, l’ombra e la grazia"

a cura di L.Bortolatto. Ed.Gutenberg. Roma.
ALFIERO NENA, IL LINGUAGGIO DELL'ANIMA
di Elio Mercuri
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