Sculture del Prof. Alfiero Nena Scultore - Opere in mostra a Roma via del Frantoio 44/a
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Note di critica tratte dal volume:

"Alfiero Nena, l’ombra e la grazia"

a cura di L.Bortolatto. Ed.Gutenberg. Roma.

 

"Nella densa materia tragica del Cristo l’artista fa vibrare a squarci una nuova luce, quasi un bisogno di redenzione rappresentando anche violentemente la ferocia dell’uomo e, per contrasto, il suo riso e la sua dolcezza, il grido, il canto.

Con sguardo critico rivolto allo stile e al contenuto vuol proporre la visione dell’umanità in un rapporto di forze. Alla concezione tenebrosa con gli orrori, il sangue, alla storia vista come il dominio del destino, all’ombra e alla notte sostituisce un canto di grande socialità "posso portare le tue ferite Signore? Sa amare giustamente solo chi muore di intenso amore".

La sanguinosa attualità è tutta nella materia squarciata, sconvolta da fratture di spazio.

Immobile ma percorsa da venti e barbagli la natura, che per Nena non circonda anche la morte delle dolci illusioni della vita, e pur ostile, spinosa e grave accompagna il Cristo, improvvisamente sparisce..." Luigina. Bortolatto.

Questo Cristo è la rappresentazione solo come umana sofferenza, come cruda, realistica espressione del dolore, contemplato (o autocontemplato) con terrena rassegnazione. Con questa scultura Alfiero Nena sembra riprendere fedelmente i canoni dell’aspra tradizione romanica sulla quale già si sono innestati i valori espressivi-espressionistici gotici e pre-rinascimentali.

Qui il Cristo non è morto, è un lucido, consapevole uomo, segnato dall’esperienza drammatica dell’esistenza. Il suo volto è plasmato dall’artista con vigore e naturalezza, senza inutili patetismi, anzi i suoi tratti sono evidenziati con tale ricchezza di finissimi dettagli che conferiscono al Figlio di Dio l’aspetto della regalità.

Anche il suo corpo, per quanto appartenente ad un uomo che ha sofferto moltissimo, è reso con un’asciutta armonia ed equilibrata proporzione, secondo il migliore classicismo italiano..."

Mario Ursino

 

"La vasta cultura di Nena, comprendente naturalismo, liberty, espressionismo, gotico, romanico, il neo-romanico rinascimentale e barocco, i suoi maestri recenti o contemporanei, hanno consentito a Nena una spontaneità che un controllo di forme lineari, geometriche, plastiche soccorre invece di contrapporsi. E soprattutto gli hanno permesso di affrontare questo lavoro problematico per il quale viene ora soprattutto riconosciuto; e che l’arte sia un lavoro fisico e diretto che serve al committente e alla società non si dovrebbe dimenticare mai. Nelle commissioni religiose che hanno dominato gli ultimi anni della sua opera sembra che deliberatamente scelga citazioni, non ovvie ma chiaramente indovinabili, per staccarsi dai ritmi banali del mercato artistico, dello spettacolo della moda, senza mai ridursi a uno storicismo timido o convenzionale.

Al contrario della scelta formale giottesca che mi pare condizioni molto l’arte religiosa dei nostri tempi, Nena propende generosamente per il gotico più estroverso dei germanici, probabilmente attraverso la cultura di Giovanni Pisano. Lo scultore gli ha fornito il crocifisso con le braccia in un V atroce, torchiate dietro e in su, molto diverse dall’orizzontale ponderoso della tragedia di Giotto. Lo trasforma e qui dimostra la creatività artistica di un autore ben addentrato nella storia capace di invertirla ..."

Robert Gibbs.

 

 

DEL FUOCO E DELL'AMORE
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Note di critica tratte dal volume:
"Alfiero Nena, l’ombra e la grazia"

a cura di L.Bortolatto. Ed.Gutenberg. Roma.
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